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Quanto più una persona è solitaria, tanto più viene vista con sospetto dalla gente comune, a causa della sua maggiore libertà dal reciproco controllo sociale.
Solo quando si è soli si può essere liberi. Ma se lo si è troppo a lungo, si può diventare schiavi del bisogno e della paura degli altri.
La solitudine è una medicina da prendere a dosi che non vanno superate, pena l'emarginazione. Ognuno può permettersi dosi più o meno forti, a seconda delle proprie capacità.
La solitudine triste è dovuta a una carenza di interazioni soddisfacenti.
La solitudine è insopportabile. Per evitarla siamo disposti perfino a farci indottrinare.
Auguro a ognuno di voi e a me stesso di non sentirci mai soli, perché l'angoscia della solitudine ci spinge a cercare un gregge a cui aggregarci.
Si è tristi perché si è soli, o si è soli perché si è tristi?
Non basta stare insieme a qualcuno per non sentirsi soli. Ciò che conta è il reciproco desiderio di stare insieme.
Qualunque compagnia è meglio di una solitudine durata più di un certo numero di giorni, numero diverso da persona a persona.
Quando si ha paura della solitudine qualunque compagnia è accettabile.
Ci sono persone che, se non fingessero di essere normali, sarebbero sole come cani randagi (a volte mi sento come uno di loro). Il problema è che gli "anormali" lo sono tutti in modi diversi per cui un anormale è "normalmente" incompatibile non solo con i "normali", ma anche con tutti gli altri anormali. Un'amicizia tra anormali è dunque molto improbabile, per cui essi sono condannati alla solitudine a meno che, ogni tanto, non fingano di essere normali o che la loro anormalità sia uguale a quella della persona con cui vogliono avere una relazione.
La solitudine è il risultato dell'impossibilità, o della non volontà, di condividere cose con altre persone.
Penso che gli scrittori siano persone abituate alla solitudine. Infatti per scrivere bisogna essere soli, e la scrittura può essere considerata un sostitutivo virtuale di interazioni sociali reali.
Ogni idea che non riesco a condividere con altri mi rende solo e strano.
Dobbiamo scegliere di quale sofferenza soffrire: quella causata dalla solitudine o quella causata dall'assurdità del comportamento altrui.
Quando vedo folle di persone entusiasmarsi per eventi che mi lasciano indifferente o mi irritano, mi sento solo e triste.
La libertà si paga con la solitudine.
Nessuno è il solo ad essere solo.
Quanto più in alto si vola rispetto alla media, tanto maggiore è la probabilità di restare soli.
L'io è solo, gli altri sono raggruppati.
Condividere il tempo significa fare esperienza delle stesse cose alle stesso momento con altre persone; significa partecipare, cioè far parte, insieme ad altri, di uno stesso accadimento; significa essere in un processo insieme ad altri, non da soli. La solitudine è infatti mancanza di condivisione del tempo. L'evento che viene condiviso può essere più o meno favorevole e più o meno gradito a ciascun partecipante, per questo a volte si preferisce la solitudine nonostante il bisogno di condivisione.
Non siamo mai mentalmente soli perché anche nella solitudine la nostra mente si prepara ai prossimi incontri o scontri con gli altri. Tutto si fa per gli altri, con loro, per servirci di loro o difenderci da loro.
Un individuo non è mai solo, ma è sempre interiormente e inconsciamente accompagnato da un Altro ideale, una persona che egli spera sempre di incontrare in uno o più altri individui nella vita reale.
La solitudine è il prezzo della libertà.
Anche quando siamo soli interagiamo con gli altri dentro di noi.
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