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Il saggio vede il potenziale bene e male in ogni cosa e persona.
A volte la scelta più saggia è quella di non fare, non dire, non scrivere, non lasciare tracce. Altre volte è il contrario.
Saggezza è pensare la cosa giusta al momento giusto.
Saggezza è conoscere le vere cause dei piaceri e dei dolori propri e altrui.
Per gli antichi greci la saggezza consisteva soprattutto nel conoscere i propri limiti e nel non tentare di superarli, pena la punizione divina. Credo che questo principio di saggezza valga anche per chi non crede negli dei. Ci pensano infatti la natura e la società a punire chi oltrepassa i propri limiti.
Essere saggi significa, tra l'altro, conoscere meglio i rischi connessi con le diverse scelte di comportamento.
La condanna a morte di Socrate ci dice quanto sia pericoloso mostrarsi più saggi dei propri interlocutori.
L'importante è capire cosa è più importante.
Chi la sa più lunga cerca di nasconderlo.
Ognuno ha bisogno di maestri, e preferisce un cattivo maestro piuttosto che nessun maestro.
La sapienza consiste nel sapere come il mondo funziona, la saggezza nel sapere cosa conviene e cosa non conviene fare nelle diverse situazioni.
Il vero saggio non è umile, non si sopravvaluta, ma nemmeno si sottovaluta.
È segno di saggezza capire che per altre persone ciò che non ci piace potrebbe essere buono, e che ciò che ci piace potrebbe essere cattivo.
La saggezza inquieta chi ne possiede poca.
Non potendo contare sulla mia forza fisica, ho scelto di coltivare la saggezza, ovvero la forza morale e intellettuale.
Ci sono momenti in cui siamo infastiditi dalla nostra saggezza e cerchiamo di metterla a tacere, come pure la nostra coerenza.
Agli stolti interessa chi ha più successo, ovvero chi è considerato più forte, più bello, più capace, per ammirarlo, imitarlo, screditarlo, invidiarlo o servirlo, trascurando tutti gli altri. Ai saggi interessa ciò che di forte, bello e costruttivo c'è in ogni essere umano, anche in coloro che non hanno ancora avuto successo e quelli che probabilmente non lo avranno mai.
Chi non si limita sarà limitato.
La saggezza consiste nella comprensione, accettazione e gestione delle contraddizioni, delle ambivalenze, dei paradossi, dei conflitti, dei doppi vincoli, degli inganni, delle illusioni ecc. di cui è fatta la vita umana. In altre parole, la saggezza consiste nel sapere che ogni cosa può essere diversa e perfino opposta rispetto a come appare, e che ogni valore può nascondere e comportare un disvalore.
Una cosa può essere buona ma insufficiente per soddisfare un bisogno o un desiderio. In tal caso non va scartata, ma unita ad altre cose anch'esse buone ma insufficienti, in modo tale che l'insieme divenga sufficiente. In ogni caso è meglio qualcosa di imperfetto ma sufficiente, che qualcosa di perfetto ma insufficiente.
Il saggio resta sereno e socievole anche di fronte a persone che non gli piacciono o che lo disturbano.
Immagina che oggi, e ogni giorno da oggi in poi, sia l'ultimo della tua vita. Se accetti serenamente l'idea della tua morte puoi vivere una vita piena, serena e coraggiosa e darle perfino un senso.
Ogni cosa ha un senso, o più di uno, anche quelle che ci sembrano assurde, insensate, inutili, nocive, bestiali, mostruose, spaventose. Capire il senso nascosto e mistificato delle cose, e specialmente del comportamento umano, è la missione del saggio.
A mio parere, la saggezza implica la capacità e l'abitudine di esplorare, sorvegliare e valutare le risposte cognitivo-emotive proprie e altrui agli stimoli esterni e interni.
Il saggio sa cosa aspettarsi e cosa non aspettarsi dagli altri nelle varie circostanze.
Quasi tutti pensano di sapere quanto basta su come comportarsi con gli altri, e non cercano di imparare qualcosa a tale riguardo.
Il saggio sa quando è il momento di parlare e quando è il momento di tacere.
Il saggio sa cosa è opportuno dire e cosa non dire, quando è opportuno parlare e quando tacere.
Per imparare a vivere non basta una vita.
La saggezza consiste in una serie di consigli su cosa non fare e cosa fare per vivere nel migliore dei modi possibili.
Più saggi, più soli.
La saggezza è al di sopra delle parti.
Il vero saggio è tanto felice quanto uno nelle sue condizioni possa essere, perché la saggezza è la scienza della felicità.
È più saggia non la persona che ha più conoscenze, ma quella le cui conoscenze sono più utili al fine della soddisfazione dei bisogni propri e altrui.
La saggezza consiste nel non perdere di vista tutto il resto quando si guarda una parte del tutto.
Il saggio non è colui che sa di non sapere, ma colui che sa di essere stupido.
Per vivere bene è molto meglio conoscere un poco di tante cose che molto di poche cose.
Dobbiamo fare di necessità virtù, nel senso che non dobbiamo combattere, ma assecondare ciò che è necessario in quanto imposto dalle leggi della natura. In questo consiste la virtù, anche detta saggezza, e il suo premio è il risparmio di lotte inutili e ancor più dannose dell'inevitabile.
Il saggio vive la saggezza, non la insegna (se nessuno gli chiede di farlo). Perciò non sono saggio.
Accettare serenamente di non possedere alcuna dote richiede un buona dote di saggezza.
Il più saggio è colui che sa vedere più cose insieme.
Il saggio sa quando conviene guidare e quando lasciarsi guidare.
Gli ignoranti non amano la sapienza né i sapienti, altrimenti non resterebbero ignoranti.
Riconoscere i propri limiti è il primo passo per superarli.
Solo i saggi amano la saggezza.
La vita di un essere umano implica ubbidire e comandare alla natura e agli altri umani. Saggio è colui che capisce quando è opportuno ubbidire e quando comandare, e a chi e come.
Tra gli stolti e i saggi c'è un'ostilità permanente, più o meno più o meno dichiarata o dissimulata.
Il saggio sa quando conviene guidare e quando lasciarsi guidare, quando dominare e quando servire, quando lavorare e quando riposare, quando cercare la compagnia e quando la solitudine.
Il saggio sa di non sapere, pur sapendo di sapere più di certi altri.
L'optimum non coincide col maximum.
A volte il fine coincide con la fine.
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