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Perché l'uomo desidera conoscere e imparare? È un bisogno fine a se stesso o è strumentale per soddisfare altri bisogni? Propendo per la seconda ipotesi.
Ci vuole molto più tempo a disapprendere che ad apprendere.
Apprendere ad interagire in un certo modo con gli altri non significa soltanto apprendere come agire e come non agire, e come reagire a certi input. Significa anche apprendere che certe situazioni sono fonti di piacere o di dolore.
Per imparare a suonare uno strumento musicale ci vogliono centinaia di ore di studio e di esercizio. Come possiamo pensare che sia più facile e rapido imparare nuove abilità sociali o cambiare mentalità?
Imparare a interagire con gli altri è come imparare il pianoforte. Ci vuole tanta pratica e tanto tempo.
Ci sono persone che, ad un certo punto della loro vita, perdono la capacità di imparare cose nuove, e da allora restano difensivamente ancorate a ciò che hanno già appreso.
Il bambino scopre il mondo senza aspettarsi nulla. Per questo è così ricettivo.
La scuola ci dovrebbe insegnare ad apprendere in autonomia, cioè non solo a copiare il sapere, e a capire cosa sia utile apprendere e cosa non lo sia.
Sebbene i meccanismi di apprendimento di base siano congeniti, ovvero scritti nel codice genetico, l'uomo è in grado (chi più, chi meno, e in una certa misura) di apprendere ad apprendere.
Fintanto che ognuno cerca di dimostrare che le proprie idee sono giuste e quelle dell'interlocutore sbagliate, nessuno impara qualcosa dall'altro.
Ogni cosa che impariamo interagisce con quelle già imparate, dando luogo ad un reciproco adattamento.
Rieducare è molto più difficile che educare.
Gli allievi brillanti superano i loro maestri, quelli mediocri non osano mettere in dubbio gli insegnamenti che ricevono.
Tutto ciò che impariamo(nel bene e nel male) lo impariamo da altri. Perciò è importante saper scegliere con spirito critico i propri maestri e i propri modelli.
A differenza degli altri animali, l'uomo non può sopravvivere senza maestri di vita. Infatti, la qualità della sua vita dipende molto dalla qualità dei maestri da cui viene istruito.
L'apprendimento è una specie di programmazione della mente.
Così come i manuali per l'apprendimento delle lingue straniere o di materie scolastiche sono divisi per livello (principiante, medio, avanzato) così dovrebbero essere anche i libri che insegnano a pensare e a vivere, come quelli di filosofia e psicologia.
Oggetto di ogni apprendimento sono certi rapporti, ovvero certe interazioni e relazioni, tra certe cose.
Ognuno sceglie i maestri adatti a sé.
Ogni allievo che può scegliere i suoi maestri ha i maestri che si merita. Ogni maestro che può scegliere i suoi allievi ha gli allievi che si merita.
Secondo me, per imparare a vivere, una vita non basta. Ce ne vorrebbe almeno una seconda col ricordo della prima.
La plasticità cerebrale (cioè la capacità di apprendere) è massima nei bambini e diminuisce con l'età. Per questo chi resta bambino più a lungo impara più cose.
Gli insegnamenti più importanti riguardano il riconoscimento degli insegnamenti errati e di quelli che mirano solo a sottometterci a qualche autorità.
Impariamo anche senza volerlo.
Ognuno sceglie i maestri più adatti alla propria intelligenza.
L'uomo non desidera essere istruito, ma essere amato con tutta la sua ignoranza.
Chi educa l'educatore dell'educatore?
Per imparare una cosa bisogna farne uso.
Ognuno sceglie i filosofi che lo assolvono.
Quando impariamo consciamente qualcosa, non sappiamo che uso ne farà l'inconscio.
Né i genitori, né la scuola ci hanno insegnato a disobbedire responsabilmente.
A volte è più utile disimparare che imparare.
Non si impara guidando, ma seguendo ed eseguendo.
Più cose si imparano, più grande è la probabilità che tra esse vi siano contraddizioni.
Apprendere significa estendere o modificare le proprie risposte cognitive, emotive, motivazionali e/o psicomotorie agli stimoli esterni e/o interni.
Lo studio dei maestri dovrebbe essere finalizzato al loro superamento o completamento, perché nessun maestro è sufficiente per imparare a vivere nel proprio tempo.
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