33 di 4792 aforismi scelti a caso e ordinati per lunghezza
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Ognuno sceglie i maestri adatti a sé.
Chi educa l'educatore dell'educatore?
Ognuno fa ciò che ha imparato a fare.
Per imparare una cosa bisogna farne uso.
Ognuno sceglie i filosofi che lo assolvono.
I bambini si possono educare, gli adulti no.
Rieducare è molto più difficile che educare.
A volte è più utile disimparare che imparare.
Non si impara guidando, ma seguendo ed eseguendo.
Ognuno sceglie i maestri più adatti alla propria intelligenza.
Ci vuole molto più tempo a disapprendere che ad apprendere.
L'apprendimento è una specie di programmazione della mente.
Né i genitori, né la scuola ci hanno insegnato a disobbedire responsabilmente.
Il bambino scopre il mondo senza aspettarsi nulla. Per questo è così ricettivo.
L'uomo non desidera essere istruito, ma essere amato con tutta la sua ignoranza.
Più cose si imparano, più grande è la probabilità che tra esse vi siano contraddizioni.
Ogni cosa che impariamo interagisce con quelle già imparate, dando luogo ad un reciproco adattamento.
Secondo me, per imparare a vivere, una vita non basta. Ce ne vorrebbe almeno una seconda col ricordo della prima.
Gli allievi brillanti superano i loro maestri, quelli mediocri non osano mettere in dubbio gli insegnamenti che ricevono.
Ogni allievo che può scegliere i suoi maestri ha i maestri che si merita. Ogni maestro che può scegliere i suoi allievi ha gli allievi che si merita.
Fintanto che ognuno cerca di dimostrare che le proprie idee sono giuste e quelle dell'interlocutore sbagliate, nessuno impara qualcosa dall'altro.
Apprendere significa estendere o modificare le proprie risposte cognitive, emotive, motivazionali e/o psicomotorie agli stimoli esterni e/o interni.
La scuola ci dovrebbe insegnare ad apprendere in autonomia, cioè non solo a copiare il sapere, e a capire cosa sia utile apprendere e cosa non lo sia.
Gli insegnamenti più importanti riguardano il riconoscimento degli insegnamenti errati e di quelli che mirano solo a sottometterci a qualche autorità.
Perché l'uomo desidera conoscere e imparare? È un bisogno fine a se stesso o è strumentale per soddisfare altri bisogni? Propendo per la seconda ipotesi.
Tutto ciò che impariamo(nel bene e nel male) lo impariamo da altri. Perciò è importante saper scegliere con spirito critico i propri maestri e i propri modelli.
La plasticità cerebrale (cioè la capacità di apprendere) è massima nei bambini e diminuisce con l'età. Per questo chi resta bambino più a lungo impara più cose.
Lo studio dei maestri dovrebbe essere finalizzato al loro superamento o completamento, perché nessun maestro è sufficiente per imparare a vivere nel proprio tempo.
Ci sono persone che, ad un certo punto della loro vita, perdono la capacità di imparare cose nuove, e da allora restano difensivamente ancorate a ciò che hanno già appreso.
A differenza degli altri animali, l'uomo non può sopravvivere senza maestri di vita. Infatti, la qualità della sua vita dipende molto dalla qualità dei maestri da cui viene istruito.
Sebbene i meccanismi di apprendimento di base siano congeniti, ovvero scritti nel codice genetico, l'uomo è in grado (chi più, chi meno, e in una certa misura) di apprendere ad apprendere.
Per imparare a suonare uno strumento musicale ci vogliono centinaia di ore di studio e di esercizio. Come possiamo pensare che sia più facile e rapido imparare nuove abilità sociali o cambiare mentalità?
Così come i manuali per l'apprendimento delle lingue straniere o di materie scolastiche sono divisi per livello (principiante, medio, avanzato) così dovrebbero essere anche i libri che insegnano a pensare e a vivere, come quelli di filosofia e psicologia.
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